Scrivere sul web: la proposta Timu

Cerchiamo di approfondire il nuovo metodo per la qualità nell’informazione lanciato dalla Fondazione Ahref e dalla sua piattaforma Timu.

 

Se ne parla ormai dagli albori di internet e della sua diffusione di massa anche nel campo dell’informazione. Come garantire qualità agli articoli che vengono pubblicati sul web pur mantenendo tuttavia le caratteristiche tipiche dell’informazione online?

Le proposte in questi ultimi anni sono state molte, da nuovi tesserini per giornalisti web, a certificati di qualità da inserire nei siti, fino a nuovi ordini professionali per arginare la marea di freelance pronti a scrivere di tutto senza verificare le proprie fonti.

Una delle ultime proposte è quella lanciata dalla Fondazione Ahref  che ha progettato e sviluppato Timu, una piattaforma web per favorire la collaborazione in rete e la produzione di informazione di qualità su internet e attraverso i media sociali.

La proposta di Timu non è quella di certificare con un bollino la qualità di un articolo, come erroneamente riportato da molti blogger e da alcuni media, ma l’obbiettivo è fondamentalmente quello di sviluppare una metodologia di qualità per i propri articoli che risponda essenzialmente a 4 principi essenziali:
l’accuratezza che riguarda dati, persone, luoghi e fatti. Fa parte dell’accuratezza attribuire propriamente frasi, dati, identità e fatti. A ogni imprecisione la storia perde credibilità agli occhi del pubblico, finendo con il negare anche la validità del contenuto;
l’indipendenza che necessita di una trasparenza per render sempre informato il lettore di potenziali conflitti di interesse; in alcuni casi occorre astenersi del tutto dallo scrivere quando la portata di questi conflitti è troppo grande;
l’imparzialità. Quando realizziamo un’inchiesta si rischiano di trovare anche lati che prima erano nascosti, ma è necessario portare alla luce sia quelli puliti che quelli sporchi;
la legalità. Le leggi a difesa della privacy e i regolamenti a tutela dei minori vanno sempre rispettati. Per questo motivo nel principio di legalità rientra anche la protezione delle fonti anonime che sono un bene spesso necessario per chi fa informazione.

Nessun bollino di qualità dunque, ma una sorta di “autocertificazione” simile a quelle utilizzate nel giornalismo anglosassone, con la differenza che è possibile aderire a princìpi comuni e condividere il proprio lavoro, creando inchieste collettive di qualità che potranno essere premiate o arrivare ai media tradizionali attraverso la piattaforma Timu.

Francesco De Nobili